Giacinto Visocchi nacque ad Atina nel 1819. Con il fratello Pasquale, di due anni più giovane, si trasferì a Napoli per studiare. Nella città partenopea fu allievo di Francesco de Sanctis e di Basilio Puoti, dove si formò con i classici antichi e italiani, seguendo l’indirizzo purista. Le sue lezioni Dell’arte dello scrivere e dell’estetica, del 1842, furono pubblicate nel 1901. Nel 1843 insieme al Paolozzi pubblicò un’edizione annotata del Libro di novelle e di bel parlar gentile. Nel 1844 aprì una scuola di lettere italiane. Napoli fu importante per i fratelli Visocchi, perché conobbero le idee liberali. Dal suo matrimonio con Luisa Martini erano nati cinque figli, tra il 1843 e il 1852.

IL RIENTRO AD ATINA
Nel 1845 rientrò nella città d’origine dove, insieme al fratello, si dedicò alla conduzione della Cartiera Visocchi, inaugurata l’8 maggio dello stesso anno. Accolse con entusiasmo la concessione della costituzione da parte di re Ferdinando II (29 gennaio 1848) e iniziò un’intensa attività politica per la diffusione delle idee liberali in Atina e in tutta la Val di Comino, tra l’altro scrivendo il Catechismo della Guardia Nazionale. Con la revoca della costituzione (15 maggio 1849) attraversò un periodo di difficoltà e di persecuzioni: fu confinato a Teano e a Castellammare di Stabia. Questi disagi minarono la sua salute, incidendo probabilmente sulla fine prematura, a soli 35 anni, per un tumore alla milza.

LA FAMIGLIA VISOCCHI
I Visocchi si insediarono in Val di Comino alla fine del Cinquecento, in virtù del privilegio che attribuiva un feudo al capostipite: l’alfiere Biagio Visocchi, ufficiale dell’esercito del Regno delle Due Sicilie, proveniente dal nord Europa, presumibilmente dalla Polonia. I Visocchi, stabilitisi in Atina hanno ricoperto per generazioni incarichi militari e amministrativi fino all’Unità d’Italia. Dal 1848, Alfonso e Pasquale furono protagonisti della vita politica ed economica della Val di Comino.