Le suggestioni di Picinisco nell’articolo di Lazionauta

scoprire_03-09-14Sui monti del Parco Nazionale d’Abruzzo c’è Picinisco (che in dialetto si pronuncia Pëcënìschë e che Lazionauta vi invita caldamente a visitare), un comune che – quando le giornate sono limpide – offre un panorama naturalistico di rara quanto unica bellezza; infatti è proprio fantastico il panorama che si gode da questa altezza, la vista copre tutta la sottostante Val di Comino e il piacere del paesaggio si confonde con le emozioni più profonde.

LE PRIME NOTIZIE
Gli storici ci fanno sapere che il nome di Picinisco non ha una origine precisa e l’insediamento avvenuto in questo territorio ha inizio in tempi proprio remoti; di ciò si possono tuttora vedere alcune tracce nelle costruzioni a mura poligonali, lì dove si presume sia esistito un villaggio sopravvissuto alle numerose quanto odiose invasioni germaniche e saracene. A partire dal Medioevo Picinisco ha seguito le sorti delle città limitrofe, ed in particolare di Atina ed Alvito alle cui giurisdizioni politiche ha fatto capo. È del 1150 la prima traccia storica inequivocabile della località piciniscana, in un documento di re Ruggero che delimita i confini di Atina.

UN PO’ DI STORIA
Con gli Hohenstaufen Picinisco fu dominio regio, ma gli angioini lo concessero ai diversi signori della contea di Alvito che lo tennero come feudo fino al 1806 mentre nel corso del Quattrocento a Picinisco confluirono gli abitanti di alcuni piccoli centri limitrofi poi scomparsi. Nel Cinquecento la zona venne funestata dai briganti. Nell’Ottocento all’epoca delle prime attività industriali, si tentò di sfruttare le vene di minerali ferrosi della valle di Canneto (aprendo pozzi e costruendo una ferriera), ma l’iniziativa non ebbe successo a causa della pessima qualità del minerale, mentre andò a buon fine la realizzazione di un impianto di una moderna cartiera.

LA SECONDA GUERRA MONDIALE
Un brutto periodo Picinisco lo visse durante la seconda guerra mondiale, quando il paese si trovò nelle retrovie cassinesi: qui i tedeschi occuparono la cittadina, rastrellando gli ebrei rifugiati e furono sfollati gli abitanti; poi, bombardato il paese, fu sottoposto ad angherie fino al 29 maggio 1944, quando venne liberato dalle truppe italiane.

VISITA VIRTUALE AL BORGO ANTICO
Il paese, come tutti gli altri centri della Vale di Comino, ebbe un castello che Lotario III nel 1137, donò al Monastero di Montecassino; situato su un lato del massiccio della Meta a 725 metri di altitudine, per la profondità delle gole che lo circondano è stato sempre facilmente difeso negli anni; in una di queste gole scorre il Melfa, fiume a carattere torrentizio che raccoglie le acque delle montagne circostanti fino ad arrivare ad una massiccia diga che crea il Grottacampanaro un lago artificiale molto suggestivo e pittoresco. Lungo le stradine del paese troviamo diversi palazzi signorili ottocenteschi con belle facciate e grandi portali in pietra lavorata; sono quasi del tutto sparite le mura e le porte delle quali però possiamo ammirare solo i varchi. Molti edifici del centro storico sono stati restaurati perché danneggiati dal terremoto, mentre vi suggeriamo di visitare la chiesa di Santa Maria che è la più antica, qui troviamo esposti alcuni reperti medioevali.

VERSO LA VAL CANNETO
Lazionauta suggerisce di ammirare lo scenario naturale della Val Canneto, dove scorre con effervescenza il fiume Melfa riunendo tutte le acque dei monti circostanti, fino a giungere ad una massiccia diga che crea il lago di Grottacampanaro, uno specchio d’acqua suggestivo e pittoresco. Le acque di Picinisco non offrono solo scenari indimenticabili, va ricordato che la Fonte Scopella è ottima per curare malattie come ad esempio quelle di carattere biliare. Picinisco dista pochi chilometri da Settefrati e le bellezze naturali di cui è ricco il paese, offrono al turista amante della natura, un insieme di spunti di attrazione stimolati da un percorso stradale panoramico lungo 12 chilometri.

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Fonte: Lazionauta.it

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