Grete Berger, una stella del cinema internata in Val di Comino

storie_26-01-18A San Donato gli anziani raccontavano che tra gli ebrei stranieri internati vi fosse una «valente attrice», ma oltre a questa informazione non si conosceva il nome e nemmeno qualche dettaglio. La questione rimaneva interessante. Dopo un rapido confronto sui nominativi degli internati presenti a San Donato e il confronto di date e luoghi, prendo appuntamento con Alfonsina Gaudiello, la figlia della proprietaria dell’Albergo Gaudiello, perché nella loro struttura furono ospitate fin dal 1940 diverse ebree, tra cui Grete Bloch. La signora Alfonsina, all’epoca ragazzina, ricorda solo che una di loro – una donna benestante, elegante, dai capelli ricci e di mezza età – le confidava di essere stata una importante attrice.

LE RICERCHE
Grazie all’età, il cerchio dei nominativi si restringe. A tutto questo va aggiunto il problema dello pseudonimo perché molte attrici usavano nomi d’arte. Continuo le ricerche focalizzando la mia attenzione su due signore: Klara Babad e Margarethe Berger. Faccio mente locale ai nomi del cinema e del teatro tedesco d’inizio secolo e qualcosa mi sovviene. Tra i testi e le dispense usate all’università ritrovo alcuni materiali sul cinema muto e le avanguardie. In una dispensa del professor Caldiron, trovo un altro indizio. Alla fine la individuo: è Margareth Berg, conosciuta con lo pseudonimo di Grete Berger, interprete di film che hanno fatto la storia del cinema muto e dell’espressionismo tedesco. Confronto le date e il resto. Data e luogo di nascita coincidono, così come quelle della morte.

GRETE BERGER E LA GRANDE STAGIONE DEL CINEMA MUTO
Margareth Berg nacque a Jägerndorf (oggi Krnov, nella Repubblica Ceca) l’11 febbraio 1883. Si interessa da giovanissima al teatro e segue le lezioni di recitazione di Rosa Roth a Vienna. Il debutto avviene il 1 settembre 1903 a Berlino al New and Small Theatre. L’anno successivo lavora al Deutsches Theater, diretta dal Max Reinhardt. Con lui reciterà diversi ruoli nei più importanti teatri europei. Nel 1913 esordisce nel cinema muto con il film Il sedotto di Max Obal. Successivamente interpreterà, anche in veste di protagonista, i film di Fritz Lang e F.W. Murnau che hanno fatto la storia del cinema: Destino (1921), Il dottor Mabuse (1922), Fantasma (1922), I Nibelunghi (1924) e Metropolis (1927), uno dei capolavori di tutti i tempi. L’ultimo film in cui lavora sarà Terra senza donne (1929) di Carmine Gallone.

IN VIAGGIO DALLA GERMANIA ALL’ITALIA
Con l’avvento del cinema sonoro, attori e attrici del cinema muto si ritrovano spesso senza lavoro. In Germania, l’ascesa al potere di Hitler nel 1933, determina l’emigrazione all’estero di molti tra tecnici e artisti. La grande stagione del cinema tedesco poteva considerarsi finita. Anche per Grete Berger la situazione si fece complessa e lasciò la Germania per la più sicura Italia. Si trasferì nell’albergo del fratello in Trentino: i film e il teatro erano ormai un ricordo. Nel giugno del 1940 l’Italia entra in guerra e viene ordinato l’arresto degli uomini ebrei di età compresa tre il 18 e i 60 anni. Le donne e i bambini sono allontanati dalla loro residenza e concentrati in luoghi isolati. Grete Berger viene arrestata a Firenze con l’amica Klara Babad e il 15 agosto è trasferita con lei a San Donato Val di Comino.

L’INTERNAMENTO A SAN DONATO VAL DI COMINO
Grete Berger e Klara Babad sono alloggiate presso l’Albergo Gaudiello. Con loro troveranno sistemazione diverse internate, tra cui Grete Bloch, l’amica e confidente di Franz Kafka. La Berger è una donna di mezza età, elegante, distinta nei modi. Non ha problemi economici e quindi, rispetto agli altri internati, non usufruirà dei sussidi mensili previsti dal governo fascista per pagare vitto e alloggio. A San Donato, Greta Berger e gli altri internati ebrei stranieri vengono aiutati e protetti. Nello stesso periodo si converte alla religione cattolica, ed è battezzata da Enrico Levi, un internato polacco proveniente dal mondo dello spettacolo. La situazione si fa confusa con il crollo del fascismo e il successivo armistizio. La cittadina, divenendo retrovia del fronte di Cassino, vede l’affluenza di truppe alpine tedesche, che mantengono buoni rapporti con la popolazione, internati inclusi.

L’ARRESTO E IL TRASFERIMENTO A FOSSOLI
Il 6 aprile succede l’irreparabile: di primo mattino giunge la Feldgendarmerie, la polizia militare tedesca e fa irruzione nelle case dove erano ospitati gli internati. I sandonatesi rimasero scossi dalla violenza di questi «uomini con il medaglione», che non vogliono sentire ragioni e minacciano di morte anche le dipendenti comunali che avevano falsificando documenti per salvare gli ebrei. Su oltre 25 internati, 16 sono catturati, portati alla Kommandatur (Via Piave) e poi stipati su un camion in Piazza Laurenzana (Piazza Matteotti) e portati via. Il 7 aprile Grete Berger e gli altri internati sono condotti presso il carcere di Regina Coeli a Roma. Il giorno 9 vengono trasferiti nel campo di concentramento di Fossoli presso Carpi (Modena). Il campo diventa il punto di transito e smistamento per i principali lager nazisti. Il 16 maggio gli ebrei di San Donato Val di Comino sono caricati nei vagoni piombali del “Convoglio 10″: la destinazione è il campo di sterminio di Auschwitz.

GLI ULTIMI GIORNI AD AUSCHWITZ
Il viaggio è lento, straziante. Il 23 maggio, dopo otto giorni, il treno giunge a destinazione. Per questioni logistiche, le SS lo lasciano fermo e chiuso per tutta la giornata. Una volta aperto il convoglio, gli internati sono fatti entrare a coppia e smistati dai tedeschi. Una testimone, Rosa Myler ricorda così quei momenti: «Uno a destra, uno a sinistra. Non c’era un disegno logico; sembrava che volessero semplicemente alloggiarci in baracche lontane l’una dall’altra. Invece, chi andava a sinistra, entrava (come capitò a me, per puro caso) in un baraccamento. Chi andava a destra, finiva subito nelle camere a gas». A Grete Berger, così come a Margareth Bloch, a Gabriella Kazar e ai figli Noemi e Italo, dissero a destra. Dei sedici ebrei “sandonatesi” deportati ad Auschwitz sopravviveranno solo in quattro: Geltrude Adler, Rosa Blody, Enrico Levi e Klara Babad, l’amica di Grete Berger.

Luca Leone

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Nell’immagine: Grete Berger e sullo sfondo l’Albergo Gaudiello (Piazza Municipio)