Cenni storici

Nella Val di Comino storia e leggenda si fondono, così come i racconti mitologici che vogliono questa verde terra abitata in origine da Giano, antico dio italico del sole, delle aperture, degli inizi e delle fini. Presso di lui trovò rifugio Saturno, che scacciato dall’Olimpo da suo figlio Giove, fu accolto e divenne partecipe nella vita del regno, insegnando agli uomini a coltivare, a costruire case e a vivere civilmente. Saturno governò l’Italia dal 2604 a.C., riunendo la gente ribelle sparsa sulle montagne, dando loro le leggi  e costruendo numerose città, tra cui Atina, Arpino, Aquino, Anagni e Alatri. Tutte accomunate da avere come iniziale del proprio nome la “A”, la prima lettera dell’alfabeto ebreo, caldeo, greco e latino. Questo tempo fu detto anche “età dell’oro” perché si viveva senza repressione e si praticavano l’onestà e la rettitudine. Le case degli dèi erano “mischiate” a quelle degli uomini. Poi la delinquenza degli umani mise in fuga la Giustizia e gli dèi abbandonarono la terra.

Scavi archeologici e ricerche sul territorio hanno documentato una presenza umana già a partire dalla preistoria, con il rinvenimento di materiale litico a Fontechiari, Casalvieri, Vicalvi, Alvito e Atina. La conformazione geografica e l’organizzazione dei centri fortificati ne fecero un territorio di influenza sannita. I ritrovamenti ad Atina e  Pescarola (Casalvieri) fanno presupporre una comunità volsca collegata alla tradizione del “ver sacrum” celebrato ritualmente ogni anno nelle acque delle sorgenti del fiume Melfa a Canneto.

Con i romani al potere, il territorio conobbe uno sviluppo senza precedenti. Furono costruite strade, santuari, acquedotti e importanti “domus”. I palazzi furono ornati con mosaici e preziose opere d’arte. La dolcezza del paesaggio favorì il soggiorno di imperatori, condottieri e uomini di cultura, come Cicerone, Plinio il Vecchio e Tito Pomponio Attico. Il centro di maggior rilevanza fu Atina, la “madre di molti uomini illustri, tanto che nessuna città d’Italia può dirsi più ricca” (Cicerone).

Con il disfacimento dell’Impero Romano (476 d.C.), anche la Val di Comino fu colpita da scorrerie e saccheggi da parte dei popoli barbari. Gli unici che ebbero il merito di accorrere in difesa dei poveri abitanti furono i monaci di Montecassino, che porsero rimedio agli immensi danni promuovendo l’agricoltura, costruendo chiese e monasteri in luoghi più sicuri. Da qui, i nomi di San Biagio, San Donato, San Paolo, Sant’Urbano, Settefrati. Progressivamente, le pianure e le vie romane di fondovalle vennero abbandonate a favore di zone montane e di strade pedemontane più sicure e difendibili. In questi anni, furono poste le basi per l’attuale assetto geografico della valle.

Dal X secolo, a seguito dell’invasione saracena, villaggi e monasteri furono fortificati con torri e mura di cinta. Con Federico II di Svevia, la valle entrò nell’orbita dell’Impero e fu governata dai Conti d’Aquino, che continuarono l’opera di incastellamento. Dal XIII secolo al XIX secolo, salvo brevi interruzioni dovute a imprevisti sconvolgimenti politici e militari, i comuni ricadenti nell’attuale territorio della XIV Comunità Montana appartenevano al Regno di Napoli, provincia di Terra di Lavoro e compresi nello Stato di Alvito (Alvito, Atina, Belmonte Castello, Campoli Appennino, Gallinaro, Posta Fibreno, Picinisco, San Donato Val di Comino, Settefrati, Vicalvi, Villa Latina). I restanti centri risultavano proprietà dello Stato di Sora (Casalattico, Casalvieri, Fontechiari) e di Montecassino (San Biagio Saracinisco).